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Vietnam-Usa, illegalità nel traffico di adozion

 

04/10/2010 22.32.19

Alcuni funzionari del Dipartimento di Stato bloccavano senza spiegazione i visti d'ingresso ai bambini che erano già stato adottati dalle famiglie americane

L'inchiesta “Anatomia di una crisi di approvazione” riportata da “Foreign Policy” ha svelato come alcuni funzionari del Dipartimento di Stato americano siano rimasti coinvolti nel mercato di adozioni in Vietnam. Il sospetto di una possibile corruzione è giunto alla fine del 2007, quando ad un gruppo di dieci famiglie americane, che aveva adottato dei bambini vietnamiti, senza ricevere alcuna spiegazione dai burocratici, sono stati bloccati i visti d’ingresso. Per fare luce sulla vicenda sono state sollevate petizioni e richieste agli uffici competenti e le famiglie hanno anche dato il via ad una campagna sul web per ottenere risposte plausibili, ma il Dipartimento di Stato americano e l’Uscis, ovvero il Citizenship and Immigration Servoces, hanno sempre risposto con un categorico "no" alle richieste per delle ragioni ritenute "piuttosto irrilevanti".

Le famiglie erano solite pagare grandi quantità di denaro, mentre i funzionari americani facevano di tutto ed escogitavano qualsiasi “scusa” per impedire l’arrivo dei bambini adottati. Nelle adozioni veniva favorito solo il miglior offerente anche se spesso i bambini che erano disponibili per le adozioni non erano orfani. Tale atteggiamento ha indotto a pensare ad un grosso sistema di corruzione, molto affinato, tanto da diventare un vero e proprio atto di criminale sopraffazione. “E’ la situazione più straziante che abbia mai vissuto, sono 4 mesi che stiamo aspettando” ha lamentato Julie Carroll della California. Ad una coppia del Queens, a New York, fu detto che tutto il procedimento non era valido perché, anche se il bambino era stato adottato legalmente in Vietnam, il direttore dell’orfanotrofio Quang Nam non aveva mai segnato il bambino nel registro dell’anagrafe. Molti sono i genitori che vedendosi rifiutato il visto d’ingresso pensavano di avere commesso degli errori nel compilare le varie pratiche burocratiche di adozione.

E’ il caso di Monica di Gioacchino che ha visto la sua domanda dapprima negata e poi è finita lei stessa sotto indagine in materia di immigrazione clandestina. Un caso che mesi dopo il Dipartimento ha definito “un danno collaterale”. Tra il 2006 e il 2009 sono state circa 2.200 le adozioni di bambini vietnamiti da parte di famiglie americane. Solo nel 2007 il Dipartimento di Stato ha rilasciato circa 800 visti, negandone 20 e poi, all’inizio del 2008, non ha rinnovato l’accordo con il Vietnam: lo scopo era impedire che altri immigrati varcassero il confine americano e che continuassero le adozioni. E’ anche stato redatto il documento, “Then Dsturbing Adoption Cases from Vietnam”, volto a fornire una chiara illustrazione di quanto corrotto fosse il sistema delle adozioni in precedenza. L'inchiesta sottolinea, inoltre, che dal 2008 ad oggi in Vietnam le autorità hanno iniziato a mettere dietro le sbarre alcuni venditori di bambini, insieme a infermieri che avrebbero venduto 266 bambini per le adozioni in Vietnam all'estero.